Antica Osteria del Mirasole – S. Giovanni in Persiceto (BO)

pranzo del 06/11/2011

Quando ancora eravamo soliti pubblicare racconti a cadenza degna di un blog rispettabile, abbiamo trattato (più o meno) diffusamente di quello che, per la nostra sensibilità, è il concetto di Trattoria/Osteria.
Volendo qui riassumere per immagini, va di moda anche nella moderna e più raffinata psichiatria, al suddetto concetto il nostro cervello associa repentinamente l’immagine di Beppino Cantarelli.
Ora, noi il sig. Cantarelli non l’abbiamo mai visto, né siam mai stati, per pure ragioni anagrafiche, nemmeno una volta in quel di Sanboseto.
Ci facciam bastare questo straordinario filmato di Mario Soldati e i racconti e le testimonianze che tentiamo di raffazzonare qua e là.

Quel luogo magico rimarrà per sempre avvolto dalle nebbie del mito, qualcosa che non conosciamo né mai potremo conoscere e , va da sé, mai soppesare.
Ciononostante, quella idea impalpabile è stata per anni un faro che ci ha guidato alla ricerca di nuove mete, di luoghi che potessero avvicinarsi al nostro Ideale.
Ed è grazie a questo che abbiamo scoperto trattorie come la Crepa a Isola Dovarese che riteniamo, ad oggi, qualcosa di magnifico.
Nel tempo però questa ricerca ha perso slancio. Rinvenuti i luoghi che ci soddisfacevano si è allentato lo stimolo per cercarne altri, così come lo sprezzo dell’avventura utile a sopportare le solite, indicibili delusioni.

E’ con questo spirito, un poco diffidente, che ci siamo accostati all’esperienza del Mirasole.
D’altronde i commenti positivi su questo luogo giungevano da persone talmente stimate che difficilmente poteva risolversi tutto in una bufala.

Già l’ingresso, angusto ma ricco di altisonanti cianfrusaglie, fa ben sperare e predispone ad una sala di dimensioni davvero ridotte (per la gioia di Patatone il cui sollucchero è inversamente proporzionale al numero dei tavoli) e assai gradevolmente infarcita di onnipresenti cimeli d’antan.

Insomma al solo comparire in questo luogo ci si riconcilia volentieri con un’atmosfera d’altri tempi,espressione questa forse oggi un poco abusata ma che in questo caso viene adoperata con concreta ed infallibile cognizione. Sì perché non mancano ovunque angoli deliziosi, arredi curiosi, manufatti in ferro battuto e ancora stampe e soprammobili.
In fondo alla saletta una griglia con braci ben stese pare da subito vaticinare le inusitate meraviglie nelle quali affonderemo le ansiose dentature.

Ci attavoliamo dunque volentieri in questa giornata novembrina purtroppo non adeguatamente brumosa per supportare degnamente in nostri crapulosi intenti.

E si inizia così con una fugace ricottina (per la verità non eccelsa) ed una gradita bruschetta.

I succhi gastrici son dunque avvertiti, hic manebimus optime, o almeno così auspichiamo, sicuramente ben disposti una volta esaminati i menu rivestiti di piacevoli disegni floreali ed assai generosi nell’offrire una vasta scelta di portate davvero allettanti.

Patatone, che come sempre fa tesoro delle antiche teorie del Maestro Gualtiero (quello pre-mc vivace, per intenderci), non rinuncia ad intraprendere un emiliano pasto senza tuffarsi in una dose adeguata di affettati. Ed invero la sua culaccia con piadina romagnola e caciottina pur nell’estrema semplicità rivela una buona ricerca nelle materie prime.

Ricerca che diventa ancor più fondamentale in altro e per me irrinunciabile antipasto ossia pane burro e alici del Mar Cantabico (a proposto chi non ha associato al solo pensiero le versioni di Bottura e Uliassi si vergogni profondamente eppoi si rechi qui e qui per colmare l’orrenda lacuna) . No, non è un antipasto e nemmeno un piatto ma un assoluto godimento. Le alici cantabriche son grasse, procaci e gioviali come le facili ostesse prussiane di certi racconti ottocenteschi. E credo proprio che sul punto non ci sia null’altro da aggiungere.

Altra pietanza, correttamente eseguita e magnifica nella presentazione, è la cipolla dorata al forno ripiena di fegatini di coniglio. Poi vabbè, si sa che al Patatone il quinto quarto piace il giusto.

Prima di proseguire con le minestre (parola qui utilizzata con l’accezione emiliana indicante quindi i primi piatti in generale e non le sole zuppe) occorre spendere qualche piccola parola di delusione circa la carta dei vini che pare anch’essa d’altri tempi (in senso, stavolta, non troppo positivo).
Per tagliar corto, ci piacerebbe che un’osteria dotata di una cucina così solida proponesse bottiglie interessanti. Certo, non pretendiamo Camillo Donati (ah no?!) però una sezione nutrita di naturali non sfigurerebbe affatto! (e magari, già che siam qui e già che siam noi, un bel lambrusco non autoclavato non guasterebbe!).
Mi sia perdonata la lieve critica e sia concesso agli osti del Mirasole che, ad ogni modo, siamo comunque riusciti a bere divinamente perché, con buona dose di attenzione, abbiamo avuto la soddisfazione di rinvenire in carta il grande Walter Massa. E si parta dunque con un fenomenale Timorasso Derthona!

Dicevamo dei primi piatti. Come gli affezionati lettori sapranno, abbiamo sempre considerato come infallibile metro di giudizio per la misura delle capacità culinarie di una trattoria emiliana l’assaggio della Tagliatella, vera cartina al tornasole delle abilità rezdòriche, mi si passi il neologismo.
Ebbene il responso non può che essere in questo caso di gran lunga positivo!
La sfoglia è lasciata (di certo volutamente) leggermente più spessa (ma non troppo, intendiamoci) in modo che sia più facile supportare un ragù davvero denso di sapori, sapido al punto giusto e, in una parola, entusiasmante.

Ma veniamo ad un altro dei miei pallini, un’altra delle pietanze che adoro e cioè i maltagliati con i fagioli. Piatto di esecuzione meno complessa del precedente ma altrettanto difficoltoso da reperire ben cucinato. Anche stavolta il Mirasole non delude le aspettative.

Assai più curiosi ed insoliti i bigoli freschi al torchio con guanciale, broccoli e cipollotto. Un piatto gradevolissimo e sicuramente ben riuscito che si distingue per il brillante equilibrio dei sapori raggiunto di certo con impiego di buona maestria, considerati gli ingredienti. Non trascurabile inoltre il gioioso impatto cromatico della presentazione.

Riguardo ai secondi piatti si può scegliere tra pietanze della tradizione oppure pescare dall’irresistibile menu denominato “dal camino e dalla brace di legna”, scelta quest’ultima alla quale non potremo sottrarci. E così sarà grigliata mista per tutti, scelta che un poco fa sorridere perché, almeno per quanto mi riguarda, evoca alla mente cene raccapriccianti in luoghi improbabili nei quali i numerosissimi commensali ordinano fiduciosi per poi vedersi arrivare pezzi gommosi e carbonizzati di nonsocosa che, peraltro, vengono sempre divorati con inusitata soddisfazione.

Ovvio, non sarà questo il caso, ma forse per fugare questo orribile rigurgito emozionale vado a seguire da vicino le operazioni dell’oste che con gesti sapienti taglia i pezzi di carne (avremo fiorentina, vitella, maiale e salsiccia) li pesa e li colloca con mano sicura sulle braci.
Il risultato di questi semplici gesti andrà oltre più rosea aspettativa.

Una barbera Monleale, sempre di Walter Massa, accompagnerà degnamente tali sontuose meraviglie frutto di ottima scelta di materia prima (pratica oggi purtroppo sconosciuta ed invisa alla maggioranza degli osti) e di sapiente cottura su braci (quercia o faggio?).
Dimenticavo, tutto questo bendidio di carne è conteggiato come (sole) due porzioni. Quindi siete avvertiti, fate attenzione quando ordinate!

Dopo cotanta soddisfazione non resta che saggiare la carta dei dessert per riscontrare, ancora una volta, gradite conferme circa la solidità di questa cucina.

Avremo una buona zuppa inglese, una golosa millfoglie con crema chantilly (e fors’anche mele, non ricordo esattamente) un semplice ma assai goloso gelato alla crema con aceto balsamico e infine biscotti da immergere nello zabajone (buonissimo ma chissà perchè a temperatura ambiente e non caldo).

L’Antica Osteria de Mirasole ci ha ricordato che la nostra ricerca non è ancora finita e che, fortunatamente, ci sono ancora luoghi che vale la pena scoprire anche se prima di arrivarci occorrerà incappare in numerose e deludenti cantonate. Sempre che Patatone voglia sottrarre un poco di tempo al suo inarrestabile furore capitalistico-calvinista.

Il conto è presto detto e denota un buon rapporto qualità-prezzo: 4 coperti 12,00, 4 antipasti 53,00, 4 primi piatti 45,00, 2 secondi piatti 45,00, 5 contorni 20,00, 4 acqua 12,00, 2 bottiglie di vino 45,00, 4 dolci 34,00, 4 caffè 8,00 1 distillato 5,00. TOTALE 279,00 in 4 ovvero euro 70,00 a testa.

22 risposte a “Antica Osteria del Mirasole – S. Giovanni in Persiceto (BO)

  1. Finalmente anche voi al Mirasole !
    Ovviamente, ben tornati e buona ricerca !

  2. Finalmente..aspettavo con ansia un altro racconto..piacevolissimi da leggere come sempre! A presto..

  3. Non ci posso credere…una gioia immensa, siete i miei maestri anche se più giovini in età, vi stimo immensamente, il vostro amore per il cibo e il vino “autentici” (si può ancora dire, spero…) è stato ed è me per stimolo a continuare sulla “retta via”🙂

  4. Mon dieu che sollucchero, ma siete ancora vivi? O il post l’hanno scritto i vostri fantasmi che aleggeranno per secoli nelle sale dell’osteria suddetta?

  5. Finalmente avete ridato senso alle vostre, nostre, insignificanti vite. Auguri di Buon Compleanno per quello che li festeggia!!! Ci vediamo!

  6. non ho capito se vi siete trovati bene o no ? Parlate di mangiare, di Osterie di una volta e state più a fotografare che a gustarvi il pasto. I tempi sono cambiati, come il mio metabolismo, però è una cena da girarsi nel letto tutta notte. Francamente, come Franco il titolare, non è che manca un po’ di rinnovamento ?

    • Credo che dal testo traspaia una evidente soddisfazione…
      Il resto del commento non l’ho capito, però posso dire che in una osteria non cerchiamo esattamente il rinnovamento. Anzi, forse con un poco di (pseudo) nostalgia auspichiamo piuttosto un ritorno alle origini, per quanto possibile.

      p.s. Era un pranzo, quindi dopo un sano pomeriggio di digestione ho dormito benissimo.

  7. Oh! Ma bentornati!

  8. bentornati, ostia! e valeva la pena aspettare, gran recensione e gran citazione di soldati che si aggira col tabarro. non desistite dalla ricerca del sacro graal osteriesco!

  9. Fantastico!Finalmente siete tornati!Ero perso veramente senza le vostre meravigliose scoperte…P.S. Vi segnalo un posto interessante:da Bibo a Firenzuola.Buone forchettate a tutti

  10. Adoro la riverenza per la Tagliatella e la diffidenza del Patatone per il quinto quarto. Grazie!

  11. Pingback: Barbera Monleale 2007 – Walter Massa « primo bicchiere

  12. Pingback: Antica Osteria del Mirasole: la cucina « primo bicchiere

  13. Che meraviglia! complimenti all’Osteria del Mirasole e alla bellissima recensione che ci ha dato la possibilità di conoscerla. Ci toccherà proprio visitarla, il prima possibile. Grazie.

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