Trattoria La Ragnatela – Scaltenigo di Mirano (VE)

pranzo del 19/02/10

Venerdì mattina. Partenza ore 6 sotto un’iradiddio di pioggia battente e un cielo plumbeo da suicidio metereopatico.
Consueto smarrimento assoluto nei dedalici sensi unici del centro di Treviso. E dire che stavolta partivamo con pacchi di google map e indicazioni vergate a mano dal boss in persona.
Nulla da fare. Complice la miopia (intellettuale) del mio inefficiente copilota e la visibilità rimaneggiata dalle secchiate d’acqua che cadono incessanti c’è da ostiare – e parecchio – per raggiungere la meta.

Esaurito il repertorio di imprecazioni (piuttosto vasto e colorito per la verità) approdiamo al Palazzo di Giustizia con un ritardo preoccupante.
Seguono tre ore buone di corse sfrenate alla ricerca di bolli, copie autentiche, sportelli moduli e timbri di congiunzione. La burocrazia è complicata ma fortunatamente i cancellieri del triveneto sembran comprensivi e accomodanti. Per farla breve contro ogni possibile previsione e ben oltre il tempo massimo, ce la facciamo.

Queste trasferte concitate, tra tanti incomodi, hanno almeno un vantaggio: a risultato ottenuto scatta il diritto inalienabile di abbuffarsi senza ritegno.
Ma guarda un po’…non lontano e proprio sulla via del ritorno c’è una trattoria celebrata che ho proprio voglia di provare. Il mio collega, noto per l’atavica voracità, s’affida una volta tanto senza metter becco.

Trovare Scaltenigo sembrava facile. Ci son voluti un paio di baristi e qualche benzinaio ma anche questa volta è andata.

Entrando alla Ragnatela si comprende subito che non si è capitati in un posto a caso. L’ambiente di un bel bianco panna è estremamente curato. C’è tranquillità e profumo di buono. Accanto ai professionisti in “pranzo di lavoro” si attavola gente da “tutti i giorni” con il “suo” bel piatto di pasta e la birretta d’ordinanza.
Insomma, tutto promette bene.

Vinco le assurde insistenze del mio compare che vuole assolutamente accostare piatti di pesce ad un rosso importante e, supportato dal bravo sommelier, opto per un Bianco San Zuan 2007 Ronco Del Gnemiz, un Tocai che gioca a fare il Borgogna.

Il menù è piuttosto vasto. E’ suddiviso in due parti distinte una tradizionale l’altra, per così dire, maggiormente innovativa. Accanto ad alcuni piatti è indicato l’utilizzo di materie prime che costituiscono presidi slow food oppureche provengono dal mercato equo e solidale. In fondo, un’encomiabile pagina riporta i nomi e gli indirizzi dei produttori, tanto per metter bene in chiaro che qui la qualità si seleziona con mestiere e senza tanto badare a spese.

La scelta è ardua e io, come insegnano certi raffinati gourmet del nord-est, non posso che mettermi nelle mani dell’oste che si rivelerà un ottimo consulente.

Scartosso con gamberi e verdurine. Fritto ottimamente eseguito. Una manna per gli amanti del genere.

Savor di Gamberi. E’ una ricetta del 1300 che testimonia l’opulenza della Repubblica di Venezia e la sua straordinaria apertura ad oriente. Sembra, anche nella azzeccata presentazione, un piatto di cucina indiana. Le mandorle supportano il gusto dolce dei gamberi con il curry a speziare. Accostamenti semplici e sapori goderecci.

Polpettine di pesce in crosta di pistacchi di Bronte, vellutata di peperoni e chips di patate. Gradevolissimo il contrato tra il dolce del ripieno e del pistacchio di Bronte con l’acidità della base di peperone. Il gioco rende l’antipasto accattivante pur nella sua semplicità. Pleonastica la parte fritta che, oltretutto, non giova alla presentazione. Sarebbe interessante, al suo posto, inserire come parte croccante un grissino al nero di seppia.

Spaghettini piccanti con calamaretti di laguna. Interpretazione perfetta e rispettosa di un piatto tradizionale. Gustosa ed appagante.

Straccetti di pasta con capesante porro e salsa al foie gras. Non male davvero l’accostamento porro – foie gras. Quest’ultimo, si sa, è un ingrediente che tende ad esser prevaricante. Lodevole quindi in questo caso il suo utilizzo in parche quantità così da permettere agli altri ingredienti di bilanciarsi senza eccessive stonature.

Agnello dell’Alpago con tortino di broccoli di Bassano. Buona materia prima e cottura assai corretta. La presentazione non è proprio accattivante…

Moeche fritte (granchi cosiddetti “molli” nel periodo della muta). Nella mia gastroignoranza non avevo mai assaggiato un granchio fritto integralmente. Devo ammettere che è un’esperienza da non sottovalutare, specie nel momento in cui, apprezzata la parte fritta, sul palato esplode il gusto dolce ed intenso della polpa. E’ quasi una gioia che non ti aspetti, abituato a reperire nelle fritture gusti sapidi ma spesso monotoni e di scarsa lunghezza. Qui è tutta un’altra musica. Il contorno di polenta probabilmente rispecchia correttamente la tradizione ma si traduce in un accostamento piatto che potrebbe essere migliorato.

Gelato alle spezie con croccante di sesamo, salsa nocciola e caramello. Questo dolce, ben presentato, rimane per me un mistero. Ero talmente pieno che non ho tentato nemmeno un assaggio. Ad ogni modo il mio compare lo ha divorato in tempi record trasudando soddisfazione.

Creme Brulée al caffè. Vabbè, direte, è una creme brulèe. E su questo non ci piove. Ok la crosta oramai vien bene a tutti, basta usare una fiamma ossidrica. Verissimo. Però la crema in sé è soffice e davvero buona.

La Ragnatela entra così a far parte del prestigiosissimo elenco delle trattorie autentiche e di grandissimo livello che vale davvero la pena frequentare. E’ evidente l’impiego di materie prime di grande qualità come assai percettibili sono gli sforzi profusi per dotarsi di una cantina rilevante.

Il conto: 2 coperti (ahi ahi) 6,00, 1 Bianco San Zuan 2007: 27,00, 2 acqua 4,00, 2 antipasti 21,00 (gamberi in saor offerti con grande classe), 2 primi 22,00, 2 secondi 33,00, 2 dolci 9,00, 1 caffè 1,50. TOTALE 123,50 (in 2)

Trattoria Cooperativa La Ragnatela a.r.l.
via Caltana 79 30030 Scaltenigo di Mirano (VE)
Tel – fax 041436050

21 risposte a “Trattoria La Ragnatela – Scaltenigo di Mirano (VE)

  1. Finalmente !
    Ottimo racconto, come sempre.
    Grazie per la citazione tra le righe.
    Locale che ha solo un “piccolo difetto”, ma ne lascio ad Aureliano … la relativa interpretazione .
    ;0)

  2. Credo di esserci passato il 30/12/2007 o giu’ di li’ per una cena post-Calandre. Se devo essere sincero ho ricordi piuttosto tiepidi della serata… tanto è vero che non mi rammento nemmeno cosa ho mangiato🙂 a parte le moeche perchè ero andato apposta per assaggiarle. Concordo sull’accostamento della polenta che per quanto molto tradizionale non credo si sposi ottimamente al fritto: oltretutto me la ricordo piuttosto chiara e sciapa… noi Lumbard a ridosso delle alpi siamo abituati ad altro🙂.

  3. Come al solito descrizione lineare ed efficace. Bravio !!!!!
    Dommie

  4. Altra ottima segnalazione… ci sono stato un paio di anni fa: bonus per l’ambiente e il clima da vera osteria… moeche e savor di gamberi da bis!;)
    Ps: ricevuta la mia “imboccata” per il Via Vai?

  5. Conosco il locale da oltre 20 anni e l’ho frequentato con regolarità per molto tempo.
    Ora trovo che pur essendo molto buona la qualità, scelta e presentazione dei piatti, sia un locale un pò caro. Sinceramente rimpiango i primi anni .. le sperimentazioni e gli assaggi.

  6. @cleo
    Fortuna che è una “cooperativa”
    ;0)

  7. .. già è una cooperativa nata da persone che amavano la cucina ma che facevano tutt’altro. E che si sono lanciati in un’attività che ha avuto un avvio lento ma che come qualità ha sempre mantenuto ottimi livelli. Specie per il vino.

  8. Ottimo locale.
    Vado talvolta a mezzogiorno eil rapporto qualità/pezzo è molto alto.

  9. Non riesco a capire cosa ci sia di buono in questo locale.
    Visitai il ristorante diverse volte.
    Le prime erano positive ma le ultime da dimenticare !! Preferisco non entrare nei dettagli
    So solo che hanno perso diversi clienti molti dei miei amici preferiscono altri locali in zona anche se per la verita non ho avuto l’occasione per trovarne di buoni. se avete qualche consiglio …

  10. Scopro questo blog grazie a il paperogiallo. Mi segno subito questo indirizzo, che indubbiamente fa gola

  11. Sono stato in questa trattoria ieri sera (8 dicembre 2010). Il locale lo definirei senza infamia e, soprattutto, senza lode: ambiente da trattoria di paese, molto alla buona, camerieri abbastanza musoni e scortesi, tempi di attesa, per ordinare anche un litro di acqua naturale, piuttosto lunghi. Le prime avvisaglie che non ti trovi nel posto giusto si palesano quando arriva il benvenuto dalla cucina (un insipido timballo di funghi Logrò del vasetto con sopra un mantello di formaggio fuso dal colore e dal sapore improbabile): mi ero illuso che questo potesse essere uno di quei posti dove si mangiava pane al pane e vino al vino. Mi spiego meglio: è sempre più difficile, a parer mio, trovare osterie e trattorie dove mangiare piatti puliti, lineari, dai sapori “di una volta”. Mi pare invece che qui si vogliano ostentare ricerca e raffinatezza, vedi il piatto descritto anche nella recensione de “La Grande Abbuffata” degli straccetti con foie gras, porro e capasanta: un guazzabuglio che sto ancora cercando di digerire; se fossi stato bendato non sarei stato in grado di riconoscere uno (dico uno!), degli ingredienti presenti nel piatto. Stessa sorte è toccata a chi cenava con me: spaghetti alla chitarra con seppioline nere, cozze, vongole e pomodorini: se c’era del pesce che non era surgelato giuro che mi è sfuggito. Risultato: un piatto con sapori slegati che gridava vendetta! Qualcuno potrebbe obiettare che avrei potuto virare verso piatti più tradizionali; avete ragione! C’è anche il menù “La Tradizione” che, a dire il vero, a parte il nome, di tradizonale ha ben poco. Abbiamo provato le sarde in saor e non erano assolutamente degne di tale nome, penso che una qualsiasi gastronomia di livello saprebbe fare meglio. Certo, il conto è piuttosto basso (anche se tre euro di coperto stridono un po’ col servizio offerto, vedi pane stantio e grissini alle olive da supermercato), ma questo non mi sembra un valido motivo per tornare, specie considerato come si mangia. Bocciati.

  12. mi hanno aprlato sempre tutti bele della trattoria Ragnatela…. Spero di andarci presto

  13. Ho cenato ieri sera alla Ragnatela, con il sorriso sulle labbra dall’antipasto al dolce: crostoli di baccalà mantecato e sarde in saor sono i migliori mai assaggiati in zona (se trascuriamo le sarde della suocera :)), pur avendo spesso mangiato bene; personalmente ho proseguito con degli gnocchi ripieni di anatra, con cannella e ricotta, davvero un’esplosione di sapore; dopo ho ripiegato su una degustazione di formaggi del nord Italia, tranne uno spagnolo, tutti molto buoni, ma mi sono pentita di non avere scelto un piatto “vero” dal ricco menu. Vicino a me si sono consumati spaghettini con i calamaretti e fritto misto servito con polenta biancoperla http://www2.regione.veneto.it/videoinf/rurale/prodotti/biancoperla.htm (non “chiara e sciapa” come la definisce un commentatore, è una specialità regionale dal gusto delicato che denota la sensibilità per la conservazione delle tradizioni di questo locale). Abbiamo chiuso la cena con zaleti, diversi da quelli ai quali sono abituata, più dolci, accompagnati da una deliziosa crema alla vaniglia. Avevo letto questa recensione e i commenti poco prima di andare a cena e ora posso dire la mia: ci tornerò sicuramente!

    • C’é chi vince alla lotteria e c’é chi riesce mangiare bene alla ragnatella.
      Buon anno

      • Che fortuna, non ho mai vinto niente prima.

        Scherzi a parte, senza che nessuno me lo abbia chiesto difendo ciò che ho constatato di persona, raccontandolo nel dettaglio. A differenza degli altri commenti negativi sul ristorante, quelli di Marino non sono motivati e per questo credo lascino il tempo che trovano, fino ad ulteriori chiarimenti.

  14. ciao, ieri sera ho cenato al rist.la ragnatela serata veramente piacevole, ho mangiato delle pietanze con una “storia” e le ho trovate buone e preparate con amore.
    Volevo solo dare un umile suggerimento, non sempre le pietanze mi sono arrivate calde, forse i piatti avrebbero dovuto essere riscaldati…? non lo so sono sicura che la prossima volta potrà solo che andare meglio.

  15. terribile..! l’unica preoccupazione dello chef è servire piatti freddi e impestati di aglio… (Parlo di piatti di pesce) abito vicinissimo sarebbe potuto essere una bella soluzione alternativa ai miei preferiti, ma per 91 euro (due antipasti due secondi un vino friulano e due caffè) trovo decisamente di meglio!

    Se vi capita a tiro, il mio personale suggerimento è quello di girarci al largo. meglio un panino al bar!

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