Osteria Del Sole – Zocca (Mo)

Se obbligato a fare un sunto sulla mia esperienza blogghifera, il più delle volte chioso affermando che nulla in questo breve periodo mi ha stupito, entusiasmato ed emozionato come le trattorie.
Poco importa se l’interlocutore del caso mi osserva un poco esterrefatto dopodiché, riavutosi in un lampo, ammicca facendomi intuire nemmeno troppo velatamente che apprezza la risposta very politically correct ma che tanto sa bene che appartengo a quella orripilante schiera di cagoni che per cenare bene devono spendere 200 euro.

Incurante seguito a veleggiare nei ricordi pescando immagini di luoghi straordinari. Penso alle incredibili esperienze ai Due Platani, alla Crepa, alla Bottega, alle Grazie, all’Alba o da Amerigo e mi rendo perfettamente conto di non aver peccato di imprudenza.
Tralasciando per ora la facile e banale tautologia per la quale un’osteria è buona quando si mangia bene, non posso fare a meno di riflettere sul fatto che c’è una cosa, una sola cosa che distingue a priori ed infallibilmente un oste, un trattore a noi gradito dal tremendo e vituperabile gestore di postacci anonimi da evitare come la peste.

Il discrimine, la differenza, il magico delta è la passione.
Noi, dal nostro oste, pretendiamo passione. Che è passione per le tradizioni locali, per le ricette antiche ma, soprattutto, deve essere passione per le materie prime del territorio.
L’oste le materie prime deve deisderarle, agognarle, bramarle. Deve farci l’amore. Deve rispettarle e difenderle come farebbe un bravo templare con il sacro graal.

Con l’agile guida di Patatone, la cui attenzione pare equamente distribuita tra la corretta impostazione dei tornanti e la bada agli inquietanti gorgoglii che promanano dal suo ventre, traversiamo le colline del Grasparossa puntando decisi verso gli Appennini.
S’alzano liete imprecazioni quando il navigatore, forse per errore o più probabilmente perchè anch’esso contagiato dalla improvvisa passione per il lambrusco che il nostro Patatone sapientemente instilla in qualunque mortale gli capiti a tiro manco fosse una religione, ci scorta su stradine sterrate in mezzo a spumosi vigneti.
La giornata fresca ma non ancora invernale e ornata di un pallido sole sembra chiamarci ad ataviche crapule autunnali per opporre fieramente un’ultima gioia serotina all’inevitabile gelo incipiente.

I monti danzano con le brume giocando a nascondere il cielo alla terra e disegnando così mari improbabili sulla piana.
Tutta questa poesia, rotta dallo scoppiettante e improvviso passaggio di un cciccione in lambretta, ci ha messo un bell’appetito.
L’obiettivo del nostro pellegrinaggio odierno è un luogo raccolto e rassicurante ma non privo di piccole e inattese raffinatezze. C’è una bella vetrata con vista sulle colline, al tavolo non mancano I calici “giusti” è c’è pure la lavagnetta che indica I piatti del giorno.
Ci si può dunque attavolare con qualche buon presentimento.

Il benvenuto, non certo leggero ma senz’altro gustoso, è pura espressione del territorio. Un’ottima crescentina (tigella per coloro – e son tanti – che confondono il contenitore col contenuto) con battuto di lardo, scaglie di parmigiano e aceto balsamico e, a lato, un bell’assaggio di ciccioli frolli. Tanto per mettere subito in chiaro che qui non si lesina sul maiale.

La cantina fa parte di quelle selezioni brevi ma intelligenti nelle quali non mancano ottime etichette. Non troverete quei guizzi di originalità che mandano in brodo di giuggiole gli edicolanti di Cavoretto ma vi imbatterete senz’altro in bottiglie di qualità con ottimo rapporto qualità prezzo.

Si prosegue con gli antipasti. Ancora una crescente ma stavolta farcita con un ragù di funghi e un filo di olio crudo. Semplice e gustoso come immergere un crostino nella pignatta della mamma.

Il tosone di bianca modenese avvolto nella pancetta di mora romagnola e cotto al forno, servito senza troppa fantasia su un letto di valeriana, non ha destato in noi grande interesse.

Il tagliere di salumi, doverosamente accompagnato dalle crescentine, è invece imprescindibile. I meravigliosi e gustosissimi insaccati, rigorosamente di razza mora romagnola, provengono dall’Azienda Agricola Cà Lumaco geniale produttore della zona. Da non perdere.

Passatelli asciutti con tartufo bianco. La pasta è molto ben realizzata e gustosa ed il tartufo è profumatissimo. Si potrebbe discutere circa l’opportunità di accostare il prelibato tubero ad una pasta di per sè già piuttosto carica di sapori. Ma in verità, nonostante questa generosa accelerazione di gusto che forse tende allo squilibrio, il piatto rimane piacevolissimo e di grande soddisfazione.

Tortelli di sfoglia gialla ripieni di ricotta di bianca modenese e pere abate IGP al pecorino di Fossa e semi di papavero. Abbinamento semplice ma non banale, soprattutto per l’azzeccata aggiunta dei semi di papavero e per la sfoglia bella rustica di un giallo commovente, testimone dell’impiego di numerosi tuorli nell’impasto. Davvero molto buoni.

Una pallina di sorbetto alle more selvatiche per ricordare ai nostri stomaci, fortunatamente capienti, che il pranzo è ancora lungo.

Tagliata di controfiletto con patate al forno. Si tratta di razza bianca modenese. A richiesta si può controllare la certificazione della filiera che parte dal produttore passa per il macellaio ed arriva in osteria. Pochi passaggi controllatissimi che assicurano una carne di ottimo livello.

Per il prossimo piatto è indispensabile un bicchiere di lambrusco. Ovviamente un grasparossa, rigorosamente rifermentato in bottiglia da far assaggiare a Patatone ormai divenuto, in tema di lambruschi, autorità suprema ed indubitabile.

Cotechino di mora romagnola con purè e giardiniera. Io, che generalmente odio I cotechini qualsiasi, l’ho divorato con gusto. Carne commovente. Non da meno I contorni. Menzione speciale per la giardiniera davvero ben eseguita.

E’ il momento dei dolci. Inizia ora un altro percorso di un livello davvero inatteso. Perchè, è proprio il caso di anticiparlo, chi si occupa di dolci dimostra una vera e propria vocazione supportata da una mano fuori dal comune.
Per fugare ogni dubbio basterà assaggiare la zuppa inglese tradizionale con base di ciambella bagnata in alkermes e sassolino e servita a cucchiaiate con crema morbida. Ricchissima e di immensa soddisfazione. Godereccia nell’aspetto, straordinaria nel gusto.

Anche il dolce al mascarpone artigianale lavorato a crema e servito con pan di spagna al limone, pur non raggiungendo I livelli siderali della zuppa inglese, è un dessert meraviglioso.

Non si può fare a meno di assaggiare il gelato integrale di mandorle con fichi caramellati. Ottenuto da una base di pasta di mandorle frutto di lunghe ricerche e selezioni.

Si finisce con un buon brandy (fortunosamente recuperato nel corso di un trasloco di mobili della nonna) accompagnato da un assaggio di torta cioccolato bianco e noci. Detto così potrebbe sembrare un dolce qualsiasi. Vi assicuro però che quel gusto meraviglioso mi ha accompagnato per giorni e solo la distanza tra casa mia e Zocca mi ha impedito di catapultarmi all’osteria per chiedere una torta intera tutta per me.

All’osteria del sole gli osti sono ben due. Tommaso Maio si occupa della cucina e Flavio Benassi della sala e della pasticceria. Entrambi sprigionano infinita passione accompagnata da ancora più rara umiltà. Due qualità che non potranno che giovargli durante il cammino futuro di questa osteria che, ne siamo convinti, merita davvero di essere frequentata.

Aureliano

Il Conto:
Patatone ha smarrito la ricevuta. Approssimativamente il conto si aggira sui 30 euro vini esclusi con un rapporto qualità – prezzo sicuramente notevolissimo.

Osteria Del Sole
Via M. Tesi n. 1109/b
Zocca (Mo)
http://www.osteriadelsole.eu/

21 risposte a “Osteria Del Sole – Zocca (Mo)

  1. Ok dopo aver letto questo post non mi resta che prendere l’auto e partire…perchè questi sono i posti che mi piacciono, e non importa se non hanno bottiglie originali “da edicolante di Cavoretto”🙂

  2. Grande Vittorio! La prossima volta che passi di qua ti portiamo in una trattoria di quelle “che piacciono a te”.

    Au

  3. Si effettivamente dopo l’ innovazione cervellotica quotidiana, mi lascerei andare volentieri a questa sequenza tuttogusto!

    • Grande Chef! Ritorno presto! Ciao Massimo

      • Massimo credo che verrò a trovarti…presto….per poi invitare te, aureliano e patatone all’inaugurazione del mio nuovo ristorante—-hehehe non vi svelo ancora niente…metà Marzo la nuova grande avventura!! Buon lavoro a tutti
        Andrea

        • Una nuova avventura? Sicuramente non mancheremo!

        • Chef, non scherziamo, devo prima provare la Sua “Officina Cucina” con mia moglie, in questo momento impossibilitata cause di forza maggiore!!! Abbiamo tempo fino a Marzo??

          • Gentilissimo Cristiano, la nuova avventura consiste nel miglioramento del locale, più grande, tutto nuovo, grande design con addirittura la cam puntata sulla cucina visibile sul sito, sempre un solo unico tavolo però!! quindi sarò disponibile dal 20 marzo.
            Colgo l’occasione di invitarti, ovviamente Au e Pat, Max e il resto della combriccola gourmet, all’ Inaugurazione il 19 Marzo, con un buffet, la mostra du fotografia sui miei piatti e un sacco di donne,,,,ahahaha scherzo perchè se lo legge mia moglie me la fai lei la foto,,,,ahah

  4. Bravissimi! io ci sono stata qualche mese fa’ e mi è piaciuta moltissimo! Merito anche dell’accoglienza dei due ristoratori. Che mangiata…rotolavo..
    P.S.
    il vostro blog diventa sempre più indispensabile🙂

  5. “Incurante seguito a veleggiare nei ricordi pescando immagini di luoghi straordinari. Penso alle incredibili esperienze ai Due Platani, alla Crepa, alla Bottega, alle Grazie, all’Alba o da Amerigo e mi rendo perfettamente conto di non aver peccato di imprudenza.” Sara’, vista anche l’epica esperienza di ieri in quel di Coloreto, ma sono i pochi posti rimasti che allettano la mia curiosita’. Non che gli altri non siano bravi, ma la famigliarita’, passione, competenza di questi Osti riesce a stimolare i miei sensi. Bel racconto e luogo da visitare senza dubbio.

    P.s. Anche se stanotte ho dovuto pagare dazio del lauto pranzo………

  6. In perfetta linea con l’incipit del post… anche questi per me sono i luoghi del cuore! Segnato tra le tappe da provare…

  7. voglio la torta al cioccolato bianco!!!!

  8. Ci sono stato. Da stare male la bontà delle portate.

    I due oste sono due veri king.

  9. Pingback: Aureliano, Patatone e la maledizione crescente | La grande abbuffata

  10. Vero che cambia gestione ?
    Non sarà più come prima ?

  11. io ovviamente voglio venire a vivere lì!!! sono stata a mangiare in osteria e mi sono sentita a casa, solo coccolata da quei sapori, dagli odori, dai sorrisi di gente comune ma straordinaria…. a zocca ho lasciato il mio cuore, devo tornare a riprenderlo….

  12. Ormai è ufficiale Massimo, l’osteria passerá di mano la prossima settimana.

  13. qualcuno ha l’indirizzo del nuovo ristorante aperto a Bologna?
    grazie

  14. Confermo che purtroppo ha cambiato gestione.
    Io non sono più andato perché ho avuto vari pareri estremamente negativi sulla nuova gestione da amici che invece hanno provato.
    D’altra parte eravamo abituati troppo bene, non si poteva che peggiorare!!!

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