Lambruschi 2 – Acetaia San Giacomo Novellara (Re)

Se lambruschi uno è stata una divertenta prova generale, lambruschi due si è rivelata un’esperienza indimenticabile. Il gruppo era affiatato, l’entusiasmo palpabile.

Ma per raccontare una tale meravigliosa serata non potevamo che affidarci alle argute ed eloquenti parole di Stefano Caffarri che ospitiamo con grande gioia sul nostro amato blog.

C’è attesa, c’è anche un po’ d’emozione per questo evento clamorosamente enovirale: chiacchiericci nati nelle budella di twitter, poi diventati sintonie, poi convergenze: poi via dal digitale, eccoci qui. Di persona.

Gente che ha fatto centinaja di chilometri per sedersi attorno al tavolo dei Lambruschi, preparato con una cura ed un entusiasmo commoventi da Alessandro che qui mi ospita e l’aitante Bezzecchi, di certo il più due-punto-zero di tutti i Maestri Acetai d’Italia, e quindi d’Europa, e quindi del mondo.

Clamorosa, e sorprendente, la presenza di un produttore, e per di più di uno che ha un suo vino in degusta: un vero colpo di teatro degli organizzatori. Mica facile, il proprio vino assaggiato alla cieca, a rischio di un’epica figura di palta. Eppure Giovanni Masini di Cà de Noci si mette in giuoco, e senza troppe fisime.

C’è aria frizzante, facce allegre, occhi curiosi: le bottiglie sono coperte, magari qualche indigeno le riconoscerà. Parte la Mescita, scrivo in fretta che qui hanno l’infondata convinzione che io ne capisca qualcosa.

Campione 1 (Foglie Rosse – Cantina Albinea Canali). Un vino agevole, fresco. Frutta ma non troppo, non lunghissimo. Andante con brio.
Campione 2. (Azienda Agricola Cinque Campi) Secchissimo, difficile al naso ma emozionante. Di certo non una bevuta facile, ma generosa.
Campione 5. (Concerto – Medici Ermete) Delicatino, magrolino, fresco lino. Facile a dimenticarsi
Campione 4. (Cà De Noci) Interessantissimo il naso “ortolano” di salvia, eucalipto, camomilla. Salivante il sorso vegetale, ma un po’ scavato.
Campione 3. (Barbaterre) Etereo, anche di idrocarburi, seguito da bocca intrigante. Pieno e palpabile.
Campione 6. (Mazzi e Tasselli) Tipico, fruttoloso fin dal naso. Bocca dolce ma non banale, e nemmeno facile. Residuo lungo.

Campione n 7 (Nero di Ciò). Agrume, fiore, limone. Ampio, sì. Ricco d’acidità il sorso, vagamente sbarazzino.
Campione n. 8 (Camillo Donati). Bel profumo acchiappante, per nulla ruffiano. Frutto austero, rustico e gentile allo stesso tempo. Sorso vasto senza derive infingarde. Splendido.
Campione n. 9 (Vecchio Moro). Naso non del tutto pervio, con piccoli frutti rossi. Bocca bella grassa, anche di tannini. Ricco.
Campione n.10 (Storchi). Profumo di non-lambrusco. Spezie e tabacco, niente effervescenza, bocca appiccicaticcia. Insoddisfacente.
Campione n. 11 (Rivellino). Sgarbato al naso, con note scorbutiche. L’assaggio non è pastoso, anzi magro nel mezzo. Secco e breve.

Siamo tutti in attesa dei risultati, li ascoltiamo con ovazioni.
Non li riporterò perché nulla importa, se non che passa la nouvelle vague del Lambrusco: meno calligrafia e più callosità, più fegato, più stomaco.

La saga dei non-lambruschi e dei quasi-lambruschi continua.

Stefano Caffarri

15 risposte a “Lambruschi 2 – Acetaia San Giacomo Novellara (Re)

  1. Nemmeno una donna in questa onorevole giuria… Forse che il Lambrusco, è vino da uomini?
    Beh, Barbaterre Cinquecampi e Storchi sono riuscita ad assaggiarli al Baratto Wine Day: meno male. E del numero 8 Aureliano barattò con me una bottiglia, (Urrà!) sulla quale giudicherò in regime monocratico! Salute al virile manipolo di “omen ad lambrusc” !

    • Lambrusco vino da uomini? Naa.
      Semmai è la cucina che non è roba da donne. Il lambrusco gode la compagnia mulìebre più d’ogni altro, anzi.
      E’ che quella sera ci siamo presi una discreta padellata di due di picche…🙂

  2. Beh, veramente c’era anche mia moglie, che è cubana…🙂

  3. @Maria Grazia: Sentirai che meraviglia il Camillone Donati. Presto sulla Grande Abbuffata il racconto del B.W.D.

    @bucanero però era l’unica. Il Bez ha messo la First Lady a cuocere i tortelli…

  4. Buongiorno, mi permetto di entrare in scivolata sul commento relativo al ns. Lambrusco:
    …niente effervescenza…significa che il tappo non ha trattenuto la carbonica.Essendo un lambrusco a fermentazione naturale diventa determinante la tenuta del tappo.Pertanto Vi sarei grato di giudicare il vino quando queste caratteristiche si manifestano, diversamente diventa un commento naturalmente negativo e quindi ingiusto.
    Grazie
    Gianni Storchi

    • E’ sempre un grande onore ricevere un commento da parte di un produttore.

      Non ho la competenza per giudicare in merito alle cause di questa mancanza di effervescenza.
      Attendiamo dunque una replica da parte dell’Autore, Stefano Caffari in persona (addirittura).
      Dopotutto un secondo assaggio non si nega a nessuno…

      Aureliano

  5. Salve Storchi.
    La degustazione era cieca, anzi in doppio cieco perchè questo racconto che ho scritto senza prendere nota di quali campioni stavo scrivendo.
    Qualche acciacco alla bottiglia non è da escludere, perchè il Pozzoferrato è stato uno dei miei assaggi più entusiasmanti e sorprendenti dell’anno. Bevetti il ‘Sei senza conoscere il prodotto nè il produttore, comprandolo a casaccio sugli scaffali della GDO e rimanendone rapito.
    La bottiglia in “cieco” credo fosse un ‘Sette o un ‘Otto, ed avevo chiesto io ad Alessandro e Andrea di inserirla in batteria perchè l’avevo letteralmente amata.
    Mi scuso con i padroni di casa per il link ad Appuntidigola che devo inserire affinchè Storchi si possa rendere conto della genuinità delle sensazioni riportate:
    http://www.appuntidigola.it/2009/11/07/doc-reggiano-rosso-pozzoferrato-storchi-2006-8-1/
    Quella bottiglia era eccezionale, questa no: ma consiglierò a spada tratta a chiunque di riempirsi la cantina di questo vino ardente e sincero.

  6. A me il Pozzoferrato è piaciuto moltissimo tra i Lambri assaggiati a Reggiolo è quello che forse ho trovato più netto, definito, preciso ma al contempo discreto e misurato nei modi. Molto buoni anche quelli di Cinque Campi e di le Barbaterre, davvero un bel confronto, virtuoso.

    Ciao, Fil.

  7. Vi ringrazio per avermi letto e risposto e
    confido in un ri-assaggio frizzante .
    Alle prossime.
    Gianni Storchi

  8. Pingback: lambruschi reloaded – cose non successe… | Paladar

  9. Pingback: La Nouvelle Vague dei Lambruschi | enoicheillusioni

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