Prima serata degustazione cieca lambruschi – Enoteca 67 – Carpi (MO)

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Per noi che abitiamo “in questa spianata di sole che strozza la gola alle rane, di nebbia compatta, scabrosa, stirata che sembra di pane”, altrimenti detta Pianura Padana, il lambrusco è davvero importante.

E’ una parte fondamentale dei nostri ricordi.

Ci ha accompagnato, assai probabilmente, la prima volta che ci siamo ubriacati di brutto. Ha imbandito le tavole domenicali e, soprattutto, ha in più occasioni acceso le nostre guance e velocizzato i pensieri durante lunghe notti estive trascorse a discutere di determinate weltanschauung con la radiosa inconsapevolezza dei nostri vent’anni.

Noi trentenni siamo ancora forse l’ultima generazione rimasta per la quale il lambrusco ha rappresentato, almeno  per buona parte dell’adolescenza IL vino.

Prima di noi il lambrusco era l’ambrosia di un sempre decantato universo contadino che dai racconti dei nonni sembrava congegnato per ruotare attorno a quei magici “pistoni”.

Il vino nuovo, ogni anno,  doveva essere davvero una specie di sacro rituale.



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“Si preannunciava, quella festa, d’autunno. Quando la stagione cominciava a declinare, e le prime fumane interrompevano le pallide giornate di sole, e la scuola già avviliva lo spirito, passavano, provenienti dalla campagna i carri carichi d’uva, che allora molta gente si faceva il vino in casa, e girando per le strade della città vecchia si sentiva, dalle cantine, provenire l’odore indimenticabile del vino che si stava facendo.

O avevi la fortuna di avere un amico con un po’ di terra, in campagna, e allora eri invitato ad assaggiare il vino nuovo, col sole che stava raso la piana o una fumana da chiederti come fare per tornare a casa. Ma dentro, in quelle vecchie case coloniche semiabbandonate, si stava bene, e nelle cantine quell’odore di vino in fermentazione ti prendeva la gola e le narici e già ti dava ebbrezza, come la dava ai nugoli di moscerini impazziti contro le lampade fioche che pendevano, appese a un filo, dai soffitti neri. Mani amorose di resdore impastavano pasta per fare gnocco fritto, e qualcuno affettava salame e, qualche rara volta, addirittura prosciutto.

Era un tutt’uno, spettacolo per i cinque sensi, le donne affaccendate, lo gnocco che friggeva nello strutto e veniva servito bollente e dorato, i tappi che saltavano del Lambrusco vecchio e le caraffe del vino nuovo odorosissime che venivano messe in tavola, il colore sul rosso rosa dell’affettato, quello viola del vino e le mani unte che mangiavano, e le bocche che bevevano, e le prime leggere ebbrezze che ti facevano lucidi gli occhi ed affrettate le parole.”

(Francesco Guccini “Pistoni di lambrusco col sole raso la piana)


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Per questo l’idea di organizzare una degustazione di lambruschi ha avuto per noi sin da subito un’attrazione quasi mistica. Era l’occasione per un ritorno alla nostra adolescenza e per affermare una volta tanto con orgoglio che quel nero succo del quale avevamo più volte abusato era ed è un vino in piena regola, con le sue note olfattive e palatali e soprattutto con una bella e varia ampiezza di vedute.

Si renda dunque grande merito al nostro Patatone che si è impegnato a fondo per creare, assieme al padrone di casa Massimo Barbolini, una eterogenea selezione di vini che esprimessero tanti e differenti  punti di vista. Perchè l’intento del nostro era quello di far comprendere che vario è l’uomo e infinite sono le sue idee. Anche nel caso del lambrusco.

Così ciascun partecipante veniva dotato di pratica & professionalissima cartellina contenente le schede dei vari produttori. Voi che non avete preso parte all’evento dovrete accontentarvi di scaricarvele (facendo dolorosamente a meno della pratica cartellina):

Scheda GA Rosso di Rosso Barbaterre

Scheda GA Stopai Tirelli

Scheda GA Lambrusco Saetti

Scheda GA Pederzana

Scheda GA Lusvardi

Scheda GA Leclissi Paltrinieri

Scheda GA il “mio” lambrusco Camillo Donati

Scheda GA Cinque Campi

Scheda GA Rifermentazione Ancestrale Bellei


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Si è visto di tutto.

Bottiglie rigorosamente oscurate e visi concentrati, attenti. Lunghi silenzi orlati da lontani sciabordii di ondeggiante nettare compresso nei palati a cercare di comprendere e registrare ogni minima sensazione di gusto.

Nasi costantemente immersi nei calici ad ascoltare ogni muffa, ogni essenza.

Per culminare in confronti dialettici occasionalmente taglienti orditi da paladini delle proprie inamovibili concezioni enologiche.


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Osti perplessi nel redigere fenomenali appunti.


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First lady di importanti acetaie in compassata meditazione.


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Bottiglie estreme in grado di suscitare i più variegati giudizi.


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Sommelier diplomati con idee a dir poco conservatrici.


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Bottiglie che a parte la denominazione “lambrusco” non paiono avere null’altro in comune.


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Rapaci fotoamatori.


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Ancora ferventi discussioni.


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Graditissimi ospiti giunti da ogni dove.


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Altri pistoni.


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Coppie di un certo livello.


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Insomma, al di là di ogni banale digressione, un’occasione di incontro e confronto alla riscoperta di vini ai quali forse troppo spesso abbiamo riservato, con buona dose di colpa, troppo poche attenzioni.

Ora non possiamo far altro che ingannare l’attesa, aspettando la serata lambruschi 2..

Aureliano

Alcune fotografie di questo post sono di Andrea Bezzecchi e Jacopo Cossater.
Trovate altri articoli dedicati a questa serata su Intravino e e Paladar.

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16 risposte a “Prima serata degustazione cieca lambruschi – Enoteca 67 – Carpi (MO)

  1. Bello, molto bello…ma siamo sicuri che sia lo gnocco e non il gnocco?🙂

  2. Lascia stare massimo, i giovini sono di Modena…

    Comunque sensazionale.

  3. Vabbe’, ma nessuno mi ha detto de il gnocco…credo sia opportuno usare il territoriale (commento scritto sotto l’effetto di un sensazionale Otello di Ceci…)

  4. In italiano si dice “lo” gnocco.
    In dialetto si dice “al gnòc”
    Nel parlato quotidiano chiunque dice “il” gnocco.

    In ogni caso il Guccio non si critica.

    Nicola
    P.s. sono nato a Correggio, ho sempre vissuto a Carpi e lavoro a Modena. Tanto per essere esaustivi

  5. Che bel post Aureliano, quante sfumature.

  6. grazie mille Jacopo. Sono onorato.

  7. Ciao a tutti e complimenti per il sito…( seguo sempre anche Massimo su unbicchierealgiorno)ad averlo saputo vi mandavo qualche bottiglie del mio Lambrusco…sarà per la prossima.Non esitate a contattarmi per qualche campione.
    ciao e continuate così.
    Gian Paolo
    http://www.podereilsaliceto.com

  8. Pingback: Lambruschi 2 – Acetaia San Giacomo Novellara (Re) « La grande abbuffata

  9. Pingback: La Novelle Vague dei Lambruschi | Enoiche Illusioni

  10. Pingback: #Barbera1, l’innovazione nella comunicazione del vino « Wineup

  11. Has made her mark in Maine since acquiring the winery.
    The wine was elegant, almost ethereal, and slightly carbonated.
    And they would be right. At the first five minutes after discovering how
    to taste things that block a lot of food items.

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