Pizzeria i Tigli – San Bonifacio (VR)

Cena di Sabato 11 Luglio 2009,IMG_3267

La pizza è un affare molto complicato.

Ognuno in merito si sente in dovere di snocciolare le proprie affascinanti teorie. I maggiori terreni di scontro riguardano la qualità e soprattutto la modalità di stesura dell’impasto che nella variegata e diabolica inventiva dei cosiddetti pizzaioli raggiunge inusitati ed originalissimi gradi di differenziazione: dall’ostia sanguinante (di pomodoro) al calibro eccezionale di talune simil-crostate.


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In pizzeria ci vanno tutti, dagli inarrivabili Gourmet ai più menefreghisti palati asfaltati. Tutti mangiano le stesse pizze bevendo, magari, birrette fresche ma insignificanti.

Dunque la pizzeria, come la livella di Totò, è il minimo comun denominatore in grado di mettere d’accordo le gastrocategorie più disparate? E’ forse quel parametro di uguaglianza che potrebbe farci vedere, che ne so, Bonilli e un Laudadio qualsiasi gustare soddisfatti la medesima pietanza?

Nossignore. E vi spiego perchè.


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Il gourmet (o l’aspirante tale) è vero, non disdegna la pizza. Anzi in taluni casi prova per lei un trasporto quasi sensuale.

La differenza però sta nell’approccio.

L’appassionato osserva la pizza e si chiede se l’impasto sia ben lievitato. Magari si spinge sino a scrutare gli alveoli, che ne so, per tranquillizzarsi.

L’appassionato guarda con un poco di commiserazione la mozzarella e si duole che magari un impasto, una volta tanto così ben alveolato, sia accostato al peggiore fiordilatte industriale.

L’appassionato poi si domanda da dove arriveranno i pomodori che compongono la passata. Spera, in un attimo di cieco ottimismo, che siano il felice risultato del sole del meridione.

L’appassionato forse, se non è in vena, non ha ordinato improbabili farciture. Perché sa bene che lì si annidano i pericoli più temibili.

L’appassionato, un poco sollevato, dopo un breve ma intenso esame del posteriore, niente male, della cameriera, sbircia ora apertamente i piatti dei vicini. Si intristisce alla vista di prosciutti anemici, agghiaccianti funghetti cartonati ed altri sottoli prelevati da chissà quale immenso barattolo di ignota provenienza.


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L’appassionato sussulta. Il cuore, un poco provato, non può reggere dinanzi alla stoccata finale. Perchè c’è sempre un qualche Laudadio che inspiegabilmente ordina la “frutti di mare”. E la vista di quei gamberini atrofizzati e quelle cozze mignon diviene un supplizio quasi intollerabile.

Ma poi chissenefrega. In fondo nel complesso la pizza è buona e quindi il nostro appassionato si dimentica di tutto e si gusta ogni cosa con buona soddisfazione (sempre però tentando di non guardare quel cimitero simil-ittico che oramai ben conosciamo).

Chi lo osserva da fuori con occhio inesperto non si è accorto di nulla e magari pensa che un po’ sia vero e che la pizzeria davvero annulla ogni differenza.


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Il nostro appassionato, uscito indenne dall’ennesima complicata digestione un giorno ha felicemente appreso dell’esistenza di questa certa pizzeria “I Tigli” a San Bonifacio. A raccontargli tutto, ancora una volta, è stato quel diavolo di un Patatone sempre orgogliosamente aggiornato grazie alla sua proverbiale ossessione per la blogosfera.

E così al termine di una dispendiosa giornata di acquisti ad Arco di Trento (meglio conosciuta come la mecca dell’escursionista in vena di sperperi) una breve deviazione in autostrada ed eccoli, i nostri eroi, fare ingresso nella ridente San Bonifacio.

Il momento della prenotazione si è dimostrato, per la verità, un po’ sibillino. La voce all’apparecchio ha formulato concetti strani del tipo che si poteva riservare un tavolo solo se si intendeva fare una degustazione (?). Va bene, abbiam risposto.

19,30 o 21,30? 19,30, che domani c’è in programma un’escursione e poi Patatone è di campagna dove son usi a mangiar con le galline.


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L’ambiente è piuttosto tranquillo e si nota un certo sforzo nella cura dei particolari. Gli avventori sono per lo più famiglie e coppie. Parlan tutti con un certo garbo e anche i bambini si premurano di essere vivaci ma solo fino ad un certo punto. C’è una amena veranda che lascia filtrare una brezza piacevole.

Arriva un’entree, tartare di tonno, zucchine e (se non ricordo male) bottarga di muggine. Forse non è il culmine dell’originalità, ma è gradevolissima e soprattutto inattesa in una pizzeria.


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Siamo ben disposti e la soddisfazione sale alla prima occhiata della carta delle birre. Solo quattro produttori ma ottimamente selezionati.

La nostra scelta, come sempre illuminata, cadrà inesorabile su una Baladin “super” e poi, a seguire su una “Audace” Birrifcio 32.


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Certo, siamo tecnicamente in una pizzeria. Però le creazioni di Simone Padoan, lo chef – pizzaiolo, non sono affatto pizze.

La pizza è qualcosa di codificato, una ricetta atavica che si può tentare di realizzare al meglio per poi , volendo, farcirla con le leccornie più disparate.

L’approccio di Padoan è differente. C’è una base costituita sempre da una focaccia ottima e perfettamente lievitata. Ebbene, questa “base” è il vero piatto sul quale lo chef combina ingredienti selezionatissimi per la soddisfazione del palato.

Oltre alla ricerca della materia prima c’è uno sforzo importante ed invero gioioso nell’accostamento degli ingredienti. La creazione finale è qualcosa di nuovo e differente, un altro da sé rispetto alla pur geniale pizza.


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Per dovere di cronaca riferisco che la famosa “degustazione” consiste semplicemente nel servire le pizze ordinate una alla volta e già tagliate a spicchi. Ottima formula per le copagini numerose, diviene poco significativa se a cena si è in due, eccezion fatta per la comodità di non dover utilizzare il coltello.

Ci divertiamo quindi con una “tagliata di tonno pinna gialla del mediterraneo, su cipolla di tropea marinata al balsamico. Accostamento classico qui portato a livelli eccellenti anche grazie all’ottima materia prima.


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E ancora “Frittata di zucchien e i suoi fiori ricotta di bufala e pancetta stesa”. Una allegra elaborazione del tradizionale ed immortale panino con la frittata. La ricotta di bufala arricchisce il tutto. Entusiasma ed appesantisce.


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Il tramonto ci coglie indaffarati ad assaggiare la terza nostra scelta “burrata e crudo San Daniele riserva 18 mesi”. Altro che crudo e mozzarella. Qui siamo all’estasi della semplicità.


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Dopo tre pizze e due buone bottiglie di birra artigianale ci vuole un dolce. Ed allora chi è maggiormente provato (anche dall’età) si accontenterà di due palline di discreto e canonico sorbetto.

I più giovani potranno invece optare per una ben più golosa “sbrisolona nel bicchiere crema alla grappa e Fava Tonka con spuma al caffè”.


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In tutto questo bell’idillio, inattesa e strabiliante ecco giungere la tragedia. Terminati i dessert e ben immersi nelle nostre sempre autorevoli conversazioni cullavamo il pensiero di coadiuvare la difficile digestione che andava iniziando con qualche buon distillato. A quel punto compare la graziosa cameriera che con vocina serafica ci invita ad andarcene – cito testualmente – “perchè è già arrivata la coppia successiva e serve il tavolo”.

Seguono pochi ed interminabili secondi nei quali ci fissiamo negli occhi, completamente interdetti.

Inutile dire che trovo inqualificabile – oltrechè incomprensibile – quanto accaduto.


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I Tigli sono un locale decisamente fuori dall’ordinario. Si mangia davvero bene e si apprezzano piatti ottimamente preparati con l’ausilio di materie prime selezionate con intelligenza. Questo, a mio parere, giustifica pienamente i prezzi applicati che sono di gran lunga superiori a qualunque altra pizzeria.

Però nemmeno nella più infima bettola mi è mai capitato di essere cacciato via perchè serviva il tavolo alla coppia successiva. Ancor meno potevo aspettarmi un tale trattamento in un locale che si rivolge evidentemente ad un pubblico di amanti della buona tavola.

L’appassionato, invitato ad andarsene, si avvia dunque mestamente verso l’uscita, paga il conto e trova finalmente la via di casa.

Aureliano.

Il conto: 1 pizza burrata e crudo 21,00 – 1 pizza frittata zucchine ricotta e pancetta 23,00 – 1 pizza tonno e cipolla 24,00 – 2 coperti 4,00 – 1 baladin super 14,00 – 1 acqua 2,50 – 1 Audace birrificio 32 12,00 – 1 sbrisolona nel bicchiere 7,00 – 1 sorbetto 6,00 – 1 caffè 1,50. Totale 115,00 (in due).

Pizzeria I Tigli

via Camporosolo 11 · 37047

San Bonifacio · Verona

Tel 045.6102606

chiuso il mercoledì

http://www.pizzeriaitigli.it/

34 risposte a “Pizzeria i Tigli – San Bonifacio (VR)

  1. Basisco.

  2. Io ci sono stato a luglio 2008. La pizza vale i soldi spesi perche’ i prodotti sono davvero di qualita’ strabiliante ma il vs.trattamento e’ stato a dir poco sgradevole e sorvoliamo sul prezzo della Baladin, ma questa e’ altra storia….Ciao Massimo

  3. Ho davvero poco da aggiungere a quanto ha scritto il mio decisamente più autorevole compare, trovo questo atteggiamento incomprensibile oltre che maleducato.

    Sul conto se ne può discutere, la materia prima è decisamente di alto livello, ma giustifica un prezzo triplo rispetto alla comune pizza?

    Pat

  4. Deve essere stato certamente spiacevole, ma il doppio turno mi sembra di avere capito vi fosse stato anticipato telefonicamente .

    Ma solo perchè provo a mettermi nei panni del cliente successivo, quello delle nove e mezza, che invece magari si vede costretto ad aspettare. Cosa ne pensate?

    Un caro saluto.

  5. Ciao Jacopo,

    non è corretto sostenere che il doppio turno fosse stato anticipato telefonicamente, ci è stato semplicemente chiesto se preferivamo prenotare per le 19,30 o per le 21,30 ed in base alle nostre esigenze, di distanza e di programmi per la giornata successiva, abbiamo optato per l’orario da galline.

    Questo ci aveva fatto naturalmente supporre che cercassero di gestire le prenotazioni in modo da poter utilizzare i tavoli due volte e tale pratica già è molto grave per un locale che punta ad una qualità complessiva della proposta.

    Il punto focale che contesto nel modo più assoluto è il costringere il cliente ad alzarsi per liberare il tavolo. Se l’avventore decide liberamente di abbandonare il suo desco perchè diretto in altri lidi allora il pizzaiolo-chef potrà serenamente far sedere altri stomaci desiderosi delle sue leccornie, ma in caso contrario mi lasci bere un distillato in pace.

    A mio avviso il doppio turno in un locale che punti ad una clientela di appassionati non è tollerabile, ma se lo si applica almeno lo si faccia con buon senso e garbo.

    Più in generale, già nel momento dell’ordine di una terza pizza da degustazione, ho avvertito una certa tensione nella cameriera che evidentemente vedeva i tempi del primo turno stringersi e si ritrovava due idioti che continuavano ad ordinare una quantità di cibo e alcool inaspettata.

    Forse sono io che mi aspettavo un tipo di proposta diversa: in questo locale la suprema qualità è soltanto nel prodotto (e si paga cara). Sul servizio e sull’accoglienza del cliente non ho notato quelle attenzioni a mio avviso dovute.

    La superfocaccia/pizza di Padoan è però superlativa e quindi la consiglio vivamente, magari durante la settimana.

    Questo è il mio parere, credo che anche Nicola si esprimerà in proposito.

    Ci vediamo sabato!

    Pat

  6. Ciao Pat, grazie per il lungo chiarimento.

    E’ argomento interessante. Io credo per esempio sia possibile coniugare ristorazione di qualità e doppi turni. Da una parte è necessaria chiarezza e gestione di ogni possibile situazione da parte del ristoratore. Dall’altra anche un minimo di elasticità da parte del cliente.
    Esempio tipo: ero all’estero ed il tavolo adiacente aveva finito la cena da diverso tempo. Chiacchere e distillati, per capirci. Lo Chef, gentilissimo, ha chiesto se volessero accomodarsi nel salottino, per offrire loro alcune selezioni di rum. Pochi minuti ed al tavolo erano sedute altre persone, che nel frattempo stavano attendendo al bar. Pulito e lineare. E decisamente differente dai Tigli.😉

  7. Io concordo con Jacopo. Non ci vedo nulla di male nel doppio turno. Comprendo che anche i gestori più appassionati devono fare i conti a fine mese e, ad ogni modo, veder utilizzare due volte lo stesso tavolo non mi reca alcun disturbo.

    Detto questo, trovo assolutamente intollerabile essere cacciato perchè il mio tavolo serve ad altri.

    Questo non è fare i doppi turni. Questo è gestire il proprio locale come neanche la peggiore bettola congegnata unicamente per far cassa.

    Siamo avventori o polli in batteria?

    Aureliano

    • Profonda avversione per il doppio turno programmato, mi pare impossibile prevedere quanto un cliente resterà al tavolo, quante portate ordinerà e soprattutto se avrà voglia di starsene in chiacchera con i suoi ospiti per un’ora al termine del pasto.

      Se invece il tavolo viene liberato alle 21.30 e si presentano altri avventori alle 22 per cenare è perfettamente legittimo farli sedere ma non credo sia classificabile come fattispecie di doppio turno, è un semplice riutilizzo dello stesso tavolo non programmato.

      L’esempio riportato da Jacopo è interessante, ma in un grande locale, se mi avessero fatto attendere al bar il mio turno per diciamo 10 o 15 minuti, l’avrei giudicato molto grave e son sicuro che anche Nicola non ne sarebbe stato entusiasta.

      Pat

  8. Grazie del consiglio, farò di certo una capatina in questo locale… ricordando di prenotare per le 21:30!

  9. ma ad esempio, magari mi sbaglio, negli States non è pratica comune la turnazione anche in ristoranti di tono e stellatissimi? E comunque…anche se quasi 60 euri in pizzeria sono tanti, a Milano può capitare come a me di essere portati in una pizzeria dove per 17 euri mangi una pizza con una discreta bufala, ma BASSA E CRUDA, una combinazione davvero ardua da ottenere, ed essere serviti tipo Fantozzi a capodanno con dolci a 9-10 euro, se almeno è buona..una volta ci si va e si sopporta..certo sarebbe stato più cortese avvisarvi per tempo tipo all’atto dell’ordinazione della terza pizza. In un posto con certi ricarichi anche sul bere è lecito attendersi che il personale identifichi gli avventori alla prima visita e cerchi di renderli edotti prima che accadano (quasi inevitabilmente) incidenti simili

    • Non conosco le usanze dei grandi ristoranti negli Usa ma certamente non sopporto di essere cacciato dal tavolo, nemmeno se ho terminato il pasto da un’ora e mi sto gustando un distillato.

      Il prezzo di 20 euro per una pizza è certamente alto, tuttavia sono disposto a pagarlo vista la meravigliosa qualità ma solo ed esclusivamente se anche il servizio è di pari livello.

      Grazie di essere intervenuto azazel.

      Pat

  10. Il miglior reportage letto e documentato su I Tigli.
    Complimenti.

  11. da ristoratore….
    …è bruttissimo far alzar delle persone dal tavolo, specialmente se contuinuano a consumar e a godersi la serata;
    …è bruttissimo programmare il doppio turno, ma in questo periodo, portar l’ago della bilancia in centro è difficile;
    certo che con delle “pizze” cosi’ (l’acquolina le foto l’hanno stimolata), si potrebbe anticipare al telefono che scegliendo il tavolo delle 19:30 si dovrà lasciarlo libero per le 21:30, compensando, quando capita un accavallamento, con l’offerta del digestivo e/o dell’aperitivo, così da lasciar comunque un bel ricordo ai fortunati/sfortunati avventori.
    saluti

  12. Ciao Giorgio, per il rapporto di amore con il cibo che ci caratterizza non possiamo tollerare i turni, anzi siamo soliti rimanere seduti a tavola ben più bel normale mentre consumiamo una comanda sempre molto ricca.

    Ragionando dal punto di vista economico quella sera noi due abbiamo consumato come un tavolo da 4 standard e se ce ne avessero lasciato il tempo avremmo presumibilmente ordinato due distillati portando il nostro conto vicino ai 130-140 euro.

    Sono d’accordo con te su un punto: se si è costretti a lasciare il tavolo alle 21.30 lo si specifichi sempre al momento della prenotazione.

    Grazie dell’intervento

    pat

  13. si ok ma quella roba li non è pizza…

    • Ciao Luca, benvenuto sulla grande abbuffata, siamo perfettamente d’accordo con te tanto che Aureliano nel racconto scrive:

      “Certo, siamo tecnicamente in una pizzeria. Però le creazioni di Simone Padoan, lo chef – pizzaiolo, non sono affatto pizze.

      La pizza è qualcosa di codificato, una ricetta atavica che si può tentare di realizzare al meglio per poi , volendo, farcirla con le leccornie più disparate.

      L’approccio di Padoan è differente. C’è una base costituita sempre da una focaccia ottima e perfettamente lievitata. Ebbene, questa “base” è il vero piatto sul quale lo chef combina ingredienti selezionatissimi per la soddisfazione del palato.

      Oltre alla ricerca della materia prima c’è uno sforzo importante ed invero gioioso nell’accostamento degli ingredienti. La creazione finale è qualcosa di nuovo e differente, un altro da sé rispetto alla pur geniale pizza.”

      Pat

  14. VISTA LA BACCHETTATA….
    vorrei solo chiarire che neanche io tollero il doppio turno al ristorante o trattoria che sia (io non mi sono mai osato di mandar via dei clienti), ma nelle pizzerie “classiche” dove la maggior parte dei clienti consuma velocemente na pizza e na birra, posso tollerarlo (sempre meglio specificare al momento della preno).
    saluti

    • Non c’era nessuna bacchettata, ci mancherebbe!

      Scusami se il mio tono perentorio ti ha irritato, vedo che siamo perfettamente d’accordo su tutta la linea.

      un saluto

      Pat:-)

      P.S. I Tigli non sono di certo una pizzeria classica..

  15. Buongiorno,
    una sola precisazione.
    Il Tonno Pinna gialla NON è presente nei mari del Mediterraneo, dove invece transita il Tonno Bluefin, detto Pinna Blu o più comunemente Tonno rosso del Mediterraneo.
    Protagonista peraltro della famosa campagna di NOBU contro la sua estinzione.
    Scusate la specificazione, ma troppo spesso non si sa cosa si mangia.

    Saluti

    • Ciao Lara, ti ringrazio di avermi fatto notare questo particolare, ti assicuro che la dizione “tagliata di tonno pinna gialla del mediterraneo” compare nel menù della pizzeria, la prossima volta che passo da San Bonifacio chiederò delucidazioni..

      Pat

  16. Ci sono stato ieri per la 1°volta, devo dire che non la consiglio a nessuno: il prezzo è da denuncia , 61€ in 2 per 2 pizze e 2 birre, la pizza è buona ma ce ne sono almeno 5 a Vr di migliori, il locale è troppo “in” x essere una pizzeria, sono arrivato alle 19.25 e non mi hanno fatto entrare, la porta la tengono chiusa fino alle 19.30 (non esiste..), in conclusione è stata una GRANDE INC….. !!! A me non mi cucca altro come si dice dalle mie parti !!!

  17. Convido Piero. Pure io ero li ieri sera ma avevamo prenotato x12 alle 2110 e co hanno fatto sedere alle 2145….poi la pizza non è un gran che……me ne intendo…la mangio 3 volte a settimana e sono un buon gustaio…..
    Quando non abbiamo preso i dolci la cameriera era un pò scocciata….Siamo usciti con la fame e nessuno era soddisfatto….poi dopo il conto di 360€ non ci rivedranno più!!e la sconseglierò.
    Tutta la vita:Salvatore(calvetti o formaggi),Vecchia Lira,Bella Napoli,Cappero,La Torre,Ai giardini(avesa consiglio montebianco),a domicilio Isola della pizza(ti fa passare la voglia di uscire da quanto è buona),al taglio Voglia di Pizza(accanto gelateria renon).
    Consigli?

  18. Decido di prenotare e già al telefono non brillano per la simpatia: “non creda di mangiare la solita pizza ai funghi”.
    A volte i veneti quelli che sanno di avere qualcosa in più stanno sul piedistallo e trattano come feccia il prossimo, ma sorvoliamo ci siamo abituati, tipicità locale…
    Speso 69 euro in due per 2 pizze un dessert una birra in bottiglia e due alla spina un caffe, un pò tanto anche se gli ingredienti erano superbi e la pizza ligure ottima non direi la stessa cosa per la seconda burrata con cirio. A Verona esistono altre pizzerie non menzionate dal gambero rosso che meritano tantissimo e sono anche più cordiali, mi è parso a dir poco assurdo che ci propinassero 2 orari di arrivo obbligatorio e anche il fatto che ci hanno sistemato in posizione alla fine piuttosto fredda e nonostante le lamentele non ci hanno spostato di tavolo fino al momento in cui hanno dato per perso un altro tavolo, insomma la cortesia non è di casa e vengono privilegiati e trattati con i guanti invece i soliti clienti che possono arrivare quando gli pare e occupare i posti migliori, ma in Italia è così e ormai ti fanno pagare fortune per mangiare discretamente e appena il posto è un tantino curato.

  19. ….me ne parlano in tanti….ci vado!!!!!!!!!

  20. Bravi complimenti, veramente una bella Storia !!!

    Mi avete proprio fatto venire la voglia di provare il locale….. complimenti ;))

  21. CIoè fammi capire…quasi 60€ a persona per pizza, birra, un dolcetto e caffè? E tu vorresti consigliarci il locale?
    I casi sono 2…o sei fuori come un melone o sei il proprietario del locale.
    Con quei soldi vado in ristoranti (non pizzerie) dove mangi un menù completo a base di pesce, per capirci:
    – Antipasto di pesce freddo a buffet
    – Antipasto caldo di pesce
    – 3 primi di pesce (non a scelta ma tutti e 3)
    – Frittura di pesce e grigliata di pesce con contorno (anche in questo caso entrambe)
    – Degustazione di dolci freschi
    – Caffè e liquori
    e vini e acqua compresi
    il tutto per meno di 50€ a testa
    per me questo locale non doveva chiamarsi i tigli ma “i bidoni”…

  22. Non chiamatela pizza!!!Magari è una buona focaccia, ma la pizza è un altra cosa!

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