Ristorante “All’Oro” Roma (RM)

cena di Sabato 15 Novembre,

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 Se ripenso al mio fine settimana romano mi tornano alla mente poche immagini ma vivide e accese come pennellate inopportune. Come il “DICA” imperiosamente lanciato, due toni sopra il normale, dal portiere di uno stabile rimasto per lunghi e impazienti secondi a fissare la mia riluttanza con lo sguardo civilizzato di chi osserva uno che viene da fuori. Mi ritorna alla mente anche un appartamento magritticamente sospeso tra la realtà di piazza Bologna e l’insensato ottimismo di un qualche film di studenti geniali e cazzeggiatori.

Come sempre accade, frugando tra i miei ricordi, non posso fare a meno di trovarci una cena.

All’Oro,  diciamolo subito, è piccolo e molto fico. Ha quell’aria soppesata e avanguardista da luogo architettonicamente avanzato che potrebbe ben collocarsi in qualunque capitale europea senza mai sfigurare. E’ un peccato che un  posto così misurato si  riempia di tante voci sguaiate. Perchè il ristorante è piccolo, ma la gente è caciarona però!

Diciamo anche subito che in un luogo così tendenzialmente modaiolo e fighetto proprio non ti immagini di trovarci un maitre con l’aria sommessa dell’autentico appassionato e la faccia rassicurante del bravo ragazzo sempre pronto a dare ragguagli e a soddisfare le curiosità

Diciamo pure che quella sera, in ottima compagnia (non che Patatone non lo sia…però…), trovavo piuttosto complicato distogliere lo sguardo dagli occhioni che mi stavano di fronte di modo che, lo capirete, anche cose assolutamente sublimi come osservare il menu o scandagliare ogni centimetro quadrato della carta dei vini mi erano diventate improvvisamente piuttosto penose.

Il posto fico di cui sopra, anche detto All’Oro, oltre al maitre appassionato, riserva piccole sorprese che non ti aspetteresti mai, come Il pane vario e fragrante con un buonissimo olio della Sabina.

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Oppure un’entree da vero sballo che riunisce piselli cocco sale di ibiza e seppie per farci capire subito che in cucina mica si scherza.


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piselli cocco seppie e sale di ibiza

 

Ma è l’antipasto che fuga ogni dubbio sul fatto che anche se il locale è à la page, sotto lo strato di design architettonico c’è anche molta sostanza. Devo ammettere che i “rocher di coda alla vaccinara” mi hanno veramente conquistato tanto da poter tranquillamente sostenere che se un piatto del genere lo avesse congegnato un qualche chef con un paio di stelle se ne sarebbe parlato parecchio. Ma egoisticamente per me è meglio così. I rocher sono la sorpresa che non ti aspetti perchè sono del tutto identici al noto cioccolatino. La forma certamente è quella ma anche la detonazione di sapori è tutt’altro che contenuta ed anzi si spande nel palato come e più della crema di nocciola dell’originale. Non manca nemmeno la spolverata di cacao che si fonde con l’intensità del sapore di fondo in maniera quasi insperata. Pensavo che quest’ultima aggiunta fosse l’ennesimo punto di contatto con il cioccolatino ma sono stato immediatamente ragguagliato del fatto che il cacao fa stabilmente parte della rigorosa ricetta tradizionale ed è sempre stato adoperato per mascherare il sapore della carne che non sempre, nei tempi andati ovviamente, poteva essere correttamente conservata. Una spolverata di cacao e tutto si risolve. Un bel trucchetto per le massaie in lettura. Olè!!

 

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rocher di coda alla vaccinara, gelèe di sedano e spolverata di cacao

 

Non si può proprio far a meno di immaginare la stagionata contessa a bordo della Rolls Royce che chiama ai propri doveri il fido autista Ambrogio confessandogli di avvertire un leggero languorino. Quante storielle non certo pudìche end anzi laidissime ha ispirato quello sketch!! Eppure vi immaginate il caro e azzimato Ambrogio che risponde “Aò oggi ch’avemo quelli co’ a coda alla vaccinara!!!”.

Il tiramisù patate e baccalà è un piatto più semplice ma non per questo meno piacevole.

 

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tiramisù patate baccalà e lardo di colonnata

 

 Si sale invece decisamente di livello con i ravioli burrata e cozze. Un’accoppiata di sapori vincente decisa e piacevolissima. Sarà per caso una piccola citazione di una importante esperienza formativa di stampo mediterraneo?

 

ravioli burrata e cozze

ravioli burrata e cozze

 

Anche l’Aglio olio e acciughe è un piatto interessante.Gli spaghetti sono serviti su una base ottenuta da particolari focacce. Qui, devo dirlo, il maitre si è diffuso in spiegazioni che Patatone avrebbe assimilato come il neonato fa col latte. Io invece, sempre per il problema-occhioni di cui sopra devo essermi lasciato sfuggire (colposamente) gran parte della spiegazione. Che vergogna!

 

Aglio olio acciughe

Aglio olio acciughe

 

 Comunque per darvi un’idea, vale il discorso carboidrato su carboidrato – da me apprezzatissimo – di cui già abbiamo detto nella rece di Villa Crespi. In questo caso un ottimo modo per dare un ghiottissimo tocco personale ad un piatto iperclassico.

Terminiamo con ravioli al cioccolato e ananas caramellato un dolce sostanzioso e gustoso che ho potuto apprezzare accompagnato da un calice di barolo chinato per dribblare, una volta tanto, la solita abbinata Pedro Hidalgo y cioccolatte che tanto ha fatto sognare i nostri palati nell’infanzia enogastronomica.

 

ravioli cioccolato e ananas caramellato

ravioli cioccolato e ananas caramellato

 

Gli occhioni ordinano inaspettatamente un “monte bianco”. Probabilmente era buono, ma è un dolce che odio visceralmente e dunque non posso commentare.

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Caffè e una piccola pasticceria, a proposito di dettagli che non ti aspetti, davvero di alto livello. Ma da dove verrà il babà?

 

piccola pasticceria

piccola pasticceria

 

La cucina di Riccardo di Giacinto, per quel poco che ho potuto capire dai piatti assaggiati e dalle parole che ho potuto scambiare con lui, è uno chef che punta a stupire, a colpire duro con ogni piatto. Non lavora eccessivamente su raffinati equilibri o accostamenti troppo arditi ma punta al sapore netto, deciso, coinvolgente al “sugo del sale” come direbbe qualcuno. In quei pochi minuti in cui salite sul suo ring tenta il colpo d’effetto per stupirvi e mandarvi al tappeto. Sarà per questo che mentre il ristorante si va riempiendo sta ritto e impettito fuori della porta della cucina a scrutare il campo come un generale prima della battaglia?

Alla fine di tutto, mondata ogni voluttà, di questa due giorni non potrò fare a meno di ricordare di un pazzo che con occhi umidi mi ha letto l’intera prefazione di un vecchio libro di diritto costituzionale. In quelle parole forti che scolpivano per sempre un episodio straordinariamente secondario di quella primavera del sessantotto che non vivremo mai ho trovato più amore per il futuro di quanto sarò mai capace di profondere io in una vita. Ma in fondo, come dice quel pazzo, la speranza, oggigiorno, è bene lasciarla agli stronzi!!

Conto finale: 2 antipasti, 2 primi, 2 dolci, 2 caffè, acqua, una bottiglia di contadi castaldi brut, un calice di barolo chinato, uno di passito: totale 140,00. 

 

Ristorante ALL’ORO

via Eleonora Duse, 1

00197 Roma (RM)

www.ristorantealloro.it

 

Visualizza ubicazione ristorante sulla mappa

 

Aureliano

10 risposte a “Ristorante “All’Oro” Roma (RM)

  1. Occhioni… Miss W, per gli amici… Guarda come mi hai ridotto Aureliano… Mi auguro che tu ti assuma le tue responsabilità…🙂

    Se volessi aggiungere le tue impressioni mi farebbe molto piacere…

    Patatone

  2. Grande e grazie!! Mi è piaciuta veramente tanto, è valsa la pena aspettare impazientemente questa recensione, come un viaggiatore in attesa del treno sulla banchina. Alla fine il treno è passato ed ha portato via con se tutti i dubbi: il posto merita una visita!!😉
    Ciao
    Enrico (Fenice72)

  3. Forse mi sbaglio, ma questo menù è un po piu “corto” dei precedenti. Mancano i secondi all’appello…

    Bella la recensione, ma alcuni piatti mostrati non mi hanno convinto del tutto. I rocher, che al palato saranno di sicuro ottimi, non si presentano molto appetitosi ai miei occhi.
    Idem per il tiramisù.

    Sono invece stato colpito dai ravioli burrata cozze. Hanno un aspetto sublime, morbido e cremoso. La porzione tuttavia non è centrata nel piatto, giusto per essere pignoli fino alla fine.

    Nota di merito per la piccola pasticceria, che accompagna il caffè, bellissima e dall’aspetto molto raffinato.

    Ho apprezzato anche la tovaglia scura al posto della classica bianca. Una variazione molto gradevole che mi piace molto.

    A presto!

  4. Non si trattava di una “spedizione” ufficiale. Peraltro venivo da una settimana di cene e proprio non avevo voglia di rimpinzarmi. Inoltre nel poco tempo a disposizione io e occhioni avevamo moltissime cose da dirci e quindi poco tempo per foto decenti, appunti e quant’altro.
    Quando non c’è Pat a pungolarmi scende drasticamente il livello di dettagli. Ma tant’è.

  5. Devi aggiungere una foto di questi occhioni, solo così potremo perdonarti e giustificare la mancanza di ulteriori dettagli!!😉

  6. Sono contenta che ti sia piaciuto.
    Mi hai salutato il sommelier o gli occhioni te l’hanno fatto dimenticare?

    :-)))))))))))))))))))))))))))))

  7. Non si trattava di una tovaglia… il tavolo era finemente rivestito di un materiale simile alla pelle di un serpente…decisamente stiloso.
    L’atmosfera era carica di “romanità” e il locale all’apparenza spartano si prestava sin troppo bene ad accogliere sapori decisi, chiasso e colori forti alla maniera di Chagall…che dire se anche “la porzione non ha centrato il piatto” vi assicuro che ha centrato cuore e palato.
    Occhioni…
    Grazie Aureliano per la meravigliosa serata e anche per la recensione…è la più bella, certamente la più bella.

  8. Bella rece, come sempre, magari una foto di “occhioni” non sarebbe guastata, ma va bene cosi’. Ci si sente nell’anno nouovo ragazzi. Ciao Massimo

  9. per Daniela: mi sono dimenticato… ma la prossima volta giuro non mancherò!
    per Massimo: grazie mille. Non prometto nulla, ma in qualche futura rece cercherò di inserire una foto
    per Wanda: la rece era per te. Quindi sono veramente contento che ti sia piaciuta.

  10. Questo ristorante, dove sono stata già due volte, è davvero eccellente per la cucina. Lo chef è davvero di alto livello. Unica nota dolente è la gestione della sala, affidata a un personaggio che definirei inquietante, sia per il look che per il modo di fare. Solo il modo in cui ti chiede se vuoi dargli il cappotto da appendere è aggressivo, non sorride, poi interrompe bruscamente ogni volta che porta un piatto in tavola, in maniera insistente, niente affatto garbata. Peccato, perché lo chef merita davvero, ma non ci si sente accolti come si dovrebbe.

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